Principio di ragione e principio di reciprocità

19 AGO 20
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Non vorrei che passasse inosservato il notevole elzeviro di Raffaele La Capria sul "Corriere" del 25 settembre. Spiega perché il senso comune non sa convincersi delle dotte disquisizioni storiche, teologiche, legali a spiegazione della mancanza di reciprocità tra occidente e islam. Il principio di reciprocità è il fondamento di ogni genere di rapporto umano: "Tu non puoi fare a me quello che io non posso fare a te". Tale equilibrio è necessario perché vi sia pace. E' il vincitore in guerra che impone la sua legge: "Io posso fare a te quello che tu non puoi fare a me". Il senso comune, dalla mancanza di reciprocità che "stride" con subliminale spirito bellicoso, sente che l'Islam parla come un vincitore "anche se non c'è nessuna guerra vinta". Persino l'esercizio della diplomazia è così messo fuori gioco: nessuna discussione è possibile finché non sia superata l'impossibilità ad accettare il principio di reciprocità, la differenza costitutiva tra le storie dell'occidente e dell'islam. Il pricipio di ragione "presuppone la reciprocità" e la ragione dialoga con la fede cristiana ma non con quella islamica. Semplici considerazioni elementari, dice La Capria, se il senso comune non sentisse che di questo passo immigratorio e demografico (Gheddafi e padre Gheddo docent), con questo virus inoculato di non reciprocità nel 2050 "avremo i vincitori in casa senza aver fatto con loro nessuna guerra". Che fare? Non si può "mutare l'identità altrui o la propria con l'esercizio della ragione". Solo un Dio ci può salvare? "Non ci resta che sperare". Forse laddove il pericolo è maggiore, là è la salvezza.